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Bolshoi Mito Russia Moscow 28 Oct 2011 Vladimir Derevianko ricorda

Giovedì 27 ottobre 2011 | 00:00
ностальгия Bolshoi Mito Russia Moscow 28 Oct 2011 Vladimir Derevianko ricorda

Moscow 28 Oct 2011 reopen Mito Bolshoi dopo restauri durati 6 anni X oltre 600 milion€

• per ogni Russo il Teatro Bolshoi ha sempre rappresentato un luogo sacro, un tempio laico, emblema di quel connubio imprescindibile tra Arte & politica.

il danzatore russo Vladimir Derevianko, stella del Bolshoi di Mosca intorno agli Anni '80, uno dei più grandi danzatori della sua generazione ricorda con Nostalgia.

Dopo la mia fuga in Occidente molte cose sono cambiate in Russia.
Ma in quel Teatro rimangono le mie radici. Mi ha plasmato, modellato, forgiato.
Continua ancor oggi ad essere il mio punto di riferimento e di approdo.

Anche se oggi, non lo nascondo, l'età dell'oro si sta spegnendo, quasi un tramonto annunciato.

Il grande Volodia ricorda gli anni trascorsi alla scuola del Teatro Bolshioi e successivamente in compagnia. - Ero il più giovane. Accanto a me, quelli che il potere considerava EROI nazionali. Vassiliev, Liepa, Maximova, Plissetskaja.

Ogni esibizione, ricordi indelebili - dichiara - Emozione, meraviglia, grandeur.
E il potere politico lo sapeva. Eravamo i loro fiori all'occhiello.
Specchio del Governo del Paese, Testimonial involontari di una dittatura, che subivamo, di cui pagavamo il prezzo e lo scotto, che ci aveva segnato.

Ma contro la quale, lo ripeto, non potevamo opporci.
Ma sono stati anni unici, irripetibili per il mondo del balletto e del Bolshoi

Diversamente da altri illustri colleghi (Nureyev, Baryshnikov, Makarova), Vladimir Derevianko, sposato con una etoile del Teatro dell'Opera di Roma, Paola Belli e padre di 2 ragazzi, Maxime e Alexandra, non ha mai tentato dal suo Bolshioi fughe programmate, colpi di testa, mai un tradimento politico.

Me lo chiesero da New York, avevo 24 anni - confessa - dovevo rinnegare la mia Russia, il mio teatro, la mia famiglia. La stampa mi avrebbe appoggiato, avevo già le prime pagine del New York Times.

Ma non me la sentii. Nessuno scandalo, nessuna operazione costruita ad hoc.

Mi allontanai, è vero, dal Teatro Bolshoi, rifiutando una carriera senza compromessi.
Approdai in Italia con mia moglie Paola, girai il mondo come guest. Ma sono sempre ritornato a Mosca.

Oggi non più come interprete, ma come insegnante Sono felice, comunque che il Bolschoi sia rinato grazie a sapienti restauri - prosegue Derevianko - L'orgoglio di una città e di una civiltà.

Anche se oggi non esiste più quell'intellighenzia sopravvissuta alle guerre e alle dittature.

Anche a Mosca ci sono ricchi ingordi e privi di qualsiasi classe. Comprano e pagano tutto - prosegue - Ma l'arte sopravviverà, non è destinata ad esaurirsi nella mia Russia.

Senza nostalgia bisogna accettare che i tempi cambino. Bisogna, forse, sapersi adeguare.
E aspettare che il mondo e la politica evolvano.

Ricordo quando al Bolshioi - conclude Derevianko - erano proibiti coreografi e registi come Maurice Bejart, Roland Petit. Rappresentavano quasi un''arte degenerata

Dopo qualche anno riabilitati al Bolshioi accanto a Balanchine, Neumeir, Forsythe, Pierre Lacotte


www.bolshoi.ru/en/


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