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July 2010 • Italian parallel • Guccini, Nietzsche, Fini e la scoperta della morte di Dio

Sabato 31 luglio 2010 | 00:00
July 2010 • Italian parallel • Guccini, Nietzsche, Fini e la scoperta della morte di Dio

Mai canzone è riuscita ad aderire ad una realtà così complessa sotto diversi punti di vista che spaziano da quelli politici, sociali, antropologici e morali, come il j'accuse gucciniano scritto ben 45 anni fa ma che a ben guardare potrebbe benissimo formare il leitmotiv melodico della nostra storia,oggi più che mai.

Soprattutto oggi all'affacciarsi sulla scena politica di una nuova forza all'interno di una maggioranza contro la quale, se non riuscirà a creare grossi problemi - come si esprimono i lungimiranti fedelissimi di Berlusconi - , ha comunque già distillato un senso di insicurezza e di incertezza per le sorti dell'assetto politico futuro.

Torna alla mente, ma in realtà non ci ha mai abbandonato, mentre il marasma della politica italiana sembra raggiunto eppure non certo, la filosofia nietzscheana del "Dio è morto", un "Also sprach" (così parlò) che dalla bocca di Zarathustra è rintracciabile fino alle sentenze del pazzo della "Gaia scienza" e che in forme diverse è implicito in tutte le opere del filosofo tedesco.

Quando la canzone scritta da Guccini ma cantata dai Nomadi esplose nella sua violenza e innovazione tematica, linguistica, formale e interpretativa, non fu compresa; come nel caso Guccini, così il pensiero di Nietzsche espresso nelle sue opere, non venne in realtà interpretato in maniera degna e giusta ad opera del lavoro interpretativo fornito dalla sorella del filosofo e di una propaganda nazista di parte.

Nei lontani anni 60' però, sembra che la Chiesa abbia dimostrato maggiori capacità interpretative e abbia accolto il testo gucciniano nella programmazione di Radio Vaticana, tra le Ave Maria e i canti su Gesù.

La Rai, la quale rappresenta l'italiano medio di allora come di oggi, la dichiarò blasfema e Guccini passò per un Anticristo.

In realtà il testo, come era stato ben recepito dalla frangia clericale che non lo osteggiò, è l'opposto di un canto antireligioso, è una canzone, si può a ragione affermare, religiosa par excellence, se con religione si intende non solo quella fede verso un Dio fenomenologicamente assente ma metafisicamente pregnante, bensì un sistema di valori che sostengono il ritmo civico e potenzialmente "buono" dei cristiani-uomini, affinché la questione morale ed etica sospinga ad atti di amore e di Civiltà alti tutti gli esseri umaniuomini.

Ecco che Guccini ci appare simile a quel Cyrano che lui stesso canta in un altro testo e che in comune con gli uomini come lui ha il piglio dello Zarathustra nietzscheano, dell'uomo bistrattato dalla massa incolta, quel gregge incapace di guardare in faccia la realtà e gridare "Gott ist tot", "Dio è morto" e ad ucciderlo siamo stati io e te.

"Dio è morto" lo ha gridato Fini a gran voce già prima del gran caldo estivo, ma il gregge non lo ha voluto ascoltare.

Quel che colpisce è la denuncia di un malcostume al quale l'italiano oggi è abituato e assuefatto alla quale si è non solo arreso bensì è stato costretto subdolamente ad accettare, ebbene questa denuncia non è giunta neppure debolmente dall'opposizione berlusconiana - in quanto non si può più parlare di una destra, bensì del "la" destra di Berlusconi - bensì da un "dissidente" interno al "partito dell'amore".

A ben guardare Fini ora rappresenta benissimo il canto disperato di chi, simile a Nietzsche, il Guccini dei giorni nostri, intenda difendere a spada tratta una verità nascosta, una falso percorso interpreattivo, l'indipendenza delle proprie idee e la capacità di accettare la discesa dei valori morali, i quali rappresentano i nostri valori umani, per poter da questa risalire in vista di una riforma che può solo passare attraverso la politica, ma necessaria perché anzitutto rigenerazione morale.
- Debora Francione -










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