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Mercoledi 2 Jun 2010 h 17 • Non basta avere un’idea • Agrigento Valle dei Templi e in contemporanea a Villa Necchi Campiglio Milano, Parco Villa Gregoriana a Tivoli Roma . . .

Venerdì 28 maggio 2010 | 00:00
Mercoledi 2 Jun 2010 h 17 • Non basta avere un’idea • Agrigento Valle dei Templi e in contemporanea a Villa Necchi Campiglio Milano, Parco Villa Gregoriana a Tivoli Roma, Castello di Masino a Caravino (Torino), Villa Della Porta Bozzolo a Casalzuigno (Varese), Monastero di Torba a Gornate Olona (Varese) e Castello di Avio a Sabbionara d’Avio (Trento)

Mercoledì 2 giugno 2010 h 17, in occasione della Festa della Repubblica, il FAI – Fondo Ambiente Italiano propone, nella splendida cornice del Giardino della Kolymbetra nella Valle dei Templi di Agrigento

- Non basta avere un’idea -
ovvero la lettura teatrale del

“Discorso ai Giovani sulla Costituzione” di Piero Calamandrei

affidata alla voce di Daniele Salvo - attore di grande fama attualmente impegnato come regista nella stagione del Teatro Greco di Siracusa.

Domandiamoci che cosa è per i giovani la Costituzione.
Che cosa si può fare perché i GIOVANI sentano la Costituzione come
una cosa loro, perché sentano che nel difendere, nello sviluppare la Costituzione, continua, sia pure in forme diverse, quella Resistenza per la quale i loro fratelli maggiori esposero, e molti persero, la vita.

Uno dei miracoli del periodo della Resistenza fu la concordia fra partiti diversi, dai liberali ai comunisti, su un programma comune.
Era un programma di battaglia: Via i fascisti! Via i tedeschi!

Questo programma fu adempiuto. Ma il programma comune di PACE,
fu fatto in un momento successivo. E fu la Costituzione.

La Costituzione deve essere considerata, non come una legge morta,
deve essere considerata, ed è, come un programma politico.
La Costituzione contiene in sé un programma politico concordato,
diventato legge, che è obbligo realizzare.

La nostra Costituzione, lo riconoscono anche i socialisti,
non è una Costituzione che ponga per meta all’Italia la trasformazione
della società socialista. La Costituzione è nata da un compromesso
fra diverse ideologie. Vi ha contribuito l’ispirazione mazziniana, vi ha contribuito il marxismo, vi ha contribuito il solidarismo cristiano.
Questi vari partiti sono riusciti a mettersi d’accordo su
un programma comune che si sono impegnati a realizzare.
La parte più viva, più vitale, più piena d’avvenire, della Costituzione,
non è costituita da quella struttura d’organi costituzionali che ci sono e potrebbero essere anche diversi: la parte vera e vitale
della Costituzione è quella che si può chiamare programmatica,
quella che pone delle mete che si debbono gradualmente raggiungere e
per il raggiungimento delle quali vale anche oggi, e più varrà in avvenire, l’impegno delle nuove generazioni.

Nella nostra Costituzione c’è un articolo che è il più impegnativo,
impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani
che avete l’avvenire davanti. Esso dice: << E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che, limitando di fatto
la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo
della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese >>.

<< E’ compito… di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno
sviluppo della persona umana >> ! Quindi dare lavoro a tutti,
dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti,
dare a tutti gli uomini dignità d’uomini.

Soltanto quando questo sarà raggiunto si potrà veramente affermare
che la formula contenuta nell’articolo 1: << L’Italia è una Repubblica
fondata sul lavoro>>, corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica,
perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto,
in cui ci sia soltanto un’uguaglianza di diritto,
è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado
di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messi
a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società. E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione
è in parte una realtà, ma soltanto in parte: in parte è ancora un programma, un impegno, un lavoro da compiere.

Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!

E’ stato detto giustamente che le Costituzioni sono delle polemiche,
che negli articoli delle Costituzioni c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica di solito è una polemica contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della Costituzione
che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà,
voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà che oggi sono elencate
e riaffermate solennemente erano sistematicamente disconosciute. Ed è naturale che negli articoli della Costituzione ci siano ancora echi di questo risentimento e ci sia una polemica contro il regime caduto e l’impegno di non far risorgere questo regime, di non far ripetere e permettere ancora quegli stessi oltraggi. Per questo nella nostra Costituzione ci sono diverse norme che parlano espressamente, vietandone la ricostituzione, del partito fascista. Ma nella nostra Costituzione c’è qualcosa di più, questo soprattutto i giovani devono comprendere.

Ma c’è una parte della Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la società. Perché quando l’articolo vi dice: << E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che
impediscono il pieno sviluppo della persona umana >>, riconosce con ciò che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto, e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione! Un giudizio polemico, un giudizio negativo contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani.





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