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20 Apr / 17 May 2010 • Solution Petrol in Mexico Gulf • disastro petroli British Petroleum • Alabama Florida Louisiana Mississippi Money ? Philosophy ? Politics ? . . . devastation Ecosistema

Venerdì 2 novembre 2012 | 16:29
20 Apr / 17 May 2010 • Solution Petrol in Mexico Gulf • disastro petrolifero British Petroleum • Alabama Florida Louisiana Mississippi • Money ? Philosophy ? Politics ? BP ? . . . devastation Ecosistema ! muy triste !

- impresionante !! muy triste! Yes, this is a disaster !

Scenes are shocking and devastating.

See what people teem disregard for our planet, our only home, gets to be inhuman if it, that someday people had humanity.
It's amazing how the profit at any cost comes to blind business owners who fail to realize that our essence is the water and destroying the environment we have no life, no way.

El derrame de petróleo se agrava en el Golfo de México • Mayo 17, 2010
por
La paciencia de los políticos se está agotando con la petrolera British Petroleum (BP), que sigue sin impedir que un pozo submarino abierto siga derramando petróleo en las aguas del Golfo de México, y en un nuevo esfuerzo, cuadrillas de trabajadores sumergieron una caja de contención al lecho marino en un intento por taponar el pozo y canalizar el crudo.

Evalúa México impacto de derrame petrolero en sus ecosistemas

El derrame de crudo en el Golfo de México continúa hoy sin provocar daños perceptibles en las aguas territoriales de este país, pero las instituciones que investigan el impacto ambiental advierten serios peligros.

La vigilancia incluye vuelos de reconocimiento sobre la mancha de hidrocarburo originada el 20 de abril último por el hundimiento de una plataforma petrolera perteneciente a la compañía British Petroleum, cerca de las costas de Louisiana, Estados Unidos.


Esplosione piattaforma petrolifera Horizon Deepwater 20 aprile 2010, 50 miglia a sud-est del delta del Mississippi la catastrofe della area nera dei più grandi disastri ambientali del pianeta

Non solo il golfo del Messico è in pericolo.... Nessuno si ricorda più dove porta la Corrente del Golfo e in quale profondità si muove . . .

Le proteste di Obama sono arrivate nello stesso giorno in cui la stampa rivelava come il
Mineral Management Service, l’ente delegato a concedere le licenze abbia spesso lasciato carta bianca ai petrolieri anche in casi in cui l’ente incaricato di proteggere l’ambiente
il Noaa, aveva invece dato parere negativo. Il New York Times ha aggiunto che gli stessi scienziati del Mineral Management venivano tacitati dai manager, se avanzavano dubbi sulla sicurezza delle trivellazioni.

Un biologo che si dimise nel 2005 ha raccontato che «i funzionari dell’ente facevano di tutto per accontentare l’industria del petrolio e del gas».
Critiche sono state anche lanciate da alcuni scienziati della Florida University, i quali – studiando le immagini satellitari – hanno dedotto che la perdita di greggio non è di 5 mila barili al giorno, ma molto di più, forse 10 o 12 volte di più.
Nella valutazione, gli scienziati criticano sia la Bp sia lo stesso governo di Washington: «Se non sanno come calcolare la perdita, che chiedano aiuto, il mondo intero è pronto ad aiutare» ha protestato l’oceanografo Ian MacDonald.
Mentre l’America continua a guardare raggelata le immagini sottomarine rese pubbliche giovedì 13 May 2010, dalle quali si capisce la violenza e la grandezza dell’eruzione petrolifera sotterranea, la Bp sta ancora lavorando al “cilindro”, cioè una cupola più leggera di quella che una settimana fa non ha funzionato.

Al cilindro va affiancata una siringa che dovrebbe aspirare il petrolio ingabbiato e incanalarlo dentro delle condutture.
Ma, come ha detto Obama ieri, oltre a fermare la perdita c’è in corso anche un gigantesco sforzo per proteggere le coste.
Useremo tutte le risorse a nostra disposizione ha detto Obama, che ha però ribadito che chi ha causato la perdita dovrà ripagare i danni.
600 chilometri di barriere contenitrici sono state già dislocate. Fra queste ce ne sono anche di provenienza italiana.
Una società di Brescia ha dovuto accelerarne la produzione: Gli Usa ce ne hanno chieste il più possibile, perché hanno finito le scorte ha rivelato Maurizio Prestini, amministratore della società Resinex di Anna Guaita



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